Il 16 maggio del 2007 nasce l’Associazione “BALESTRIERI PALIO DEL SANTO”, con sede in Zagarolo (Roma), quale naturale distaccamento dalla confraternita di Sant’Antonio da Padova che fondò nel 1993 il Gruppo Balestrieri di Sant’Antonio. L’Associazione Balestrieri Palio del Santo di Zagarolo, fondata senza scopo di lucro da 12 soci, custode della tradizione dei balestrieri di Zagarolo si prefigge di curare la continuità del Palio del Santo che si svolge in onore e in concomitanza con la festività di S. Antonio di Padova, di difendere le tradizioni originali delle manifestazioni di tiro con la balestra, partecipando altresì a manifestazioni che esaltino e difendano l’originalità storica zagarolese. Appoggia concretamente tutte le iniziative volte alla salvaguardia del patrimonio storico, artistico e paesaggistico del territorio di Zagarolo. Dal 2009 l’Associazione è entrata a far parte del CAL (Comitato Associazioni Locali) e partecipa attivamente alla realizzazione delle manifestazioni zagarolesi.
Sagra del Tordo Matto
Lo scopo della festa è quello di promuovere i prodotti tipici zagarolesi nel territorio, con particolare attenzione per l’unico vero e originale Tordo Matto, rinosciuto con il marchio Igp dalla Regione Lazio.
La preparazione del Tordo Matto è strettamente legata all’economia del paese. In un saggio del 1820, del medico Montorsolo, per il Principe Rospigliosi, si evince che la diffusione di questo piatto era dovuta essenzialmente alla numerosa popolazione equina ed asinina. Da non dimenticare “la leggenda dei tordi matti” risalente agli anni ruggenti del XVI sec..
Zagarolo, dominata dallo strapotere della litigiosa famiglia Colonna, assisteva impotente agli eventi bellici e il famigerato Ugo di Moncada, inviato di Carlo V, Re di Spagna, diede l’avvio ad una serie di intrighi in collaborazione con i Colonna, ai quali si unirono i feroci lanzichenecchi assoldati da Giorgio Von Frundsberg. Un lanzichenecco ferito trovò riparo da una famiglia di contadini che gli offrirono vino e involtini di carne di cavallo preparati con lardo e spezie varie. Il soldato ormai ubriaco cominciò a fare il matto e a ripetere la parola “dossel” ossia “tordo” in tedesco; da cui è derivato poi il termine “Tordo Matto”.
Il Palio Del Santo
Il Palio trae spunto da una vicenda storica accaduta nel lontano 1400, quando la Chiesa con il Papa Bonifacio IX, decise di attaccare il feudo zagarolese appartenente ai principi Colonna.
Un’antica e mai smentita leggenda, ci racconta che i principi Colonna si rifugiarono nel loro castello di Zagarolo (attuale Palazzo Rospigliosi) protetto da un gruppo di abili balestrieri che con la loro tenacia consentirono ai Colonna di mantenere il loro feudo.
La rievocazione del Palio del Santo consiste nella tradizionale sfida di tiro con la balestra che vede impegnati i quattro rioni del nostro Paese:
Colle (colori Blu e Rosso) (da Borgo S. Martino sino alla Piazza Guglielmo Marconi)
Terra (colori Giallo - Rosso) (da Piazza Guglielmo Marconi a Piazza Tre cannelle)
Borgo (colori Bianco – Celeste) (da C.so Vittorio Emanuele a Piazza Santa Maria)
Forese (colori Blu e Giallo) (da Piazza S. Maria alle zone limitrofe al Centro Storico).
Il rione vincitore avrà l’onore di custodire gelosamente il prestigioso stendardo del Palio del Santo (realizzato dal noto pittore Giuseppe Serra) per l’intero anno.
Zagarolo: La Storia
L'origine di Zagarolo è remotissima. Secondo un'antica tradizione, un insediamento urbano era già presente nel territorio nell'epoca della monarchia romana e, presso questa comunità arcaica, si presume trovassero rifugio gli esuli di Gabi, distrutta da Tarquinio il Superbo. Questi formarono il ceppo principale che diede vita ad una nuova città. Da antichi documenti, da iscrizioni e lapidi poste su edifici pubblici si desume che gli zagarolesi, da tempi immemorabili, si sono ritenuti discendenti dei gabini. Le vestigia di numerosi insediamenti di epoca romana sparsi qua e là intorno a Zagarolo rendono testimonianza di questa sua plurisecolare vicenda storica. Nel periodo successivo all'età Imperiale la storia del luogo si confonde con quella della decadenza di Roma. Le prime notizie certe infatti risalgono al 970 d.C., allorché papa Giovanni XIII infeudò questi territori a sua sorella Stefania dei Conti Tuscolani, alla quale famiglia successero nel 1043, i Colonna. Costoro predilessero a tal punto il luogo che, avendo ceduto nel 1157 a Papa Eugenio III i diritti sulla contea di Tuscolo, tennero per sé i territori di Zagarolo e Colonna che dichiararono "sui iuris". Nel 1295 Bonifacio VIII fu accolto con grande magnificenza a Zagarolo, nel suo primo viaggio ad Anagni, dopo l'elezione a Papa. Ma in seguito alle lotte intraprese fra le grandi famiglie patrizie, per la supremazia di Roma, Zagarolo fu espugnata dallo stesso Bonifacio VIII che la fece distruggere unitamente a Palestrina. I Colonna si sottomisero finalmente al Papa e la pace regnò fino al 1435, allorché Zagarolo divenne il quartier generale di Lorenzo Colonna nella guerra pontificio-Colonnese (1436-1439). Distrutta dal Vitelleschi, risorse dopo 12 anni ad opera degli stessi Colonna. Nel 1538 Zagarolo fu riconosciuta feudo di Vittoria Colonna, il cui marito Camillo, che dotò il territorio di uno statuto, divenne il capostipite del ramo che fu detto di Zagarolo. Iniziò da allora un periodo di pace e di prosperità che culminò con la già accennata ristrutturazione della cittadina da parte di Marzio Colonna che morì pieno di debiti tanto che i successori furono costretti a vendere il ducato. Il possesso del feudo da parte dei Ludovisi e successivamente dei Rospigliosi registra un ulteriore assetto urbanistico con la costruzione del Borgo Nuovo (oggi corso Vittorio Emanuele) e la già citata costruzione della chiesa di S. Pietro. Nel 1816 fu abolita la giurisdizione feudale e Zagarolo, pur restando praticamente ai Rospigliosi-Pallavicini fino al 1848, ottenne finalmente la sua autonomia. Il 9 ottobre 1858, Pio IX, elevò "la insigne e nobile terra di Zagarolo alla dignità e grado di città".
Palazzo Rospigliosi
Il Palazzo conserva prestigiosi affreschi testimonianza dei pittori manieristi che ci hanno lavorato nel tardo cinquecento (XVI secolo). Paesaggi bucolici, scene di caccia, scene di battaglia sono raffigurate nel piano nobile del palazzo, tra le altre la battaglia di Lepanto. Sono opere di artisti olandesi, di Antonio Tempesta, degli Zuccari. In questo castello Caravaggio fu attivo e vi creò vari capolavori come La Maddalena ed I Discepoli di Emmaus. Il poeta Vittorio Alfieri recitò più volte le sue opere all'interno del teatro del Castello.


